Storia di Catania 

 

 


(Pubblicazione a cura di Ugo R. ã)

 

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Catania nei secoli
 

 

 

 

 


Catania dominata

Catania pagana

Catania cristiana

 

 I luoghi del culto Agatino

Vincenzo Bellini

La ricostruzione

La cattedrale

 

 

 

Nella preistoria Catania era un villaggio fra i tanti che popolavano la Sicilia.

I Ciclopi sono stati considerati i primi abitanti della Sicilia, ma su di loro è impossibile stabilire il confine tra il mito e la realtà.

Nella leggenda popolare si fusero due temi: quello di giganti costruttori di rocche e mura enormi a difesa della città, e quello di mostri. Tre generazioni prima della guerra Troia, i sicani, provenienti dalla Spagna s’insediarono in Sicilia e combatterono contro i ciclopi. Dopo parecchie generazioni provenienti dal Lazio giunsero i siculi, che costrinsero i sicani a spostarsi verso la parte occidentale dell’isola. I due popoli finirono con l’integrarsi così bene da non potersi fare più nessuna distinzione tra loro.

I primi greci che giunsero in Sicilia fondarono una colonia a Naxos (735 a.C.).

Da Naxos poi si spostarono verso Catania.

A Catania Troveranno tutti i requisiti per fare un piccolo villaggio una grande città: il golfo ai piedi dell’Etna, era ubicata tra le foci di due importanti fiumi, il Simeto e l’Alcantara, che garantivano la fertilità di questa terra.

Cosa vuol dire il nome Catania?

I siculi chiamarono il loro villaggio Katana che vuol dire grattugia per sottolineare l’aspetto del suolo irto di spigoli ruvidi, dovuti alla lava dell’Etna. I greci continuarono a chiamarla “Katane” i fenici la chiamarono Katna che vuol dire piccola città. I romani la chiamarono Katina, i barbari e gli ostrogoti la chiamarono Katani. Gli arabi la chiamarono “Balad-el-fil” cioè città dell’elefante. Dopo quest’ultimo la città riprese definitivamente il nome che ha conservato nei secoli: Catania.

 

Nel 476 a.C.

 

Nell’anno 476 a.C. Catania fu invasa da Ierone, tiranno di Siracusa. Egli cambiò persino il nome che diventò “Aetna”. Al fine di garantire la sudditanza a Siracusa, Ierone pose suo figlio Dinomene a capo di un forte presidio militare.

Successivamente Ierone e Dinomene Furono cacciati via e Catania ritornò sotto la dominazione greca.

 

Nel 409 a.C.

 

In quell’anno Catania e Siracusa si scontrarono ancora. Intanto, guidati da Annibale giunsero i cartaginesi.

 

 

Nel 278 a.C.

 

Catania viene occupata da Piro. L’inizio ufficiale della dominazione romana in Sicilia risale al 263 a.C. allorché Catania, Adrano, Enna, Centuripe si arresero ai consoli romani Manlio Valerio Flavio e Mario Attacilio Casso. Catania, nel periodo romano fu una città decumana, soggetta cioè al pagamento delle decime. L’onere della decima imponeva a Catania di pagare in natura a Roma la decima parte del grano, del vino, dell’olio, del legname dei boschi etnei, delle grosse lumache mangerecce (di cui i romani erano ghiotti), dell’allevamento degli ovini e dei cavalli e della pesca (specialmente quella del gambero imperiale). Caio Giulio Cesare abolì l’uso della decima e lo sostituì con uno “stipendium” cioè con una tassa di denaro che i Catanesi dovevano versare a Roma.

 

Catania nei secoli

Catania pagana

 

La religione della Sicilia prima dell’arrivo dei calcidesi (greci) ancora legata ad elementi e a cose del vivere quotidiano: la terra, l’acqua dei fiumi, i boschi, il fuoco del vulcano e le montagne considerati principi viventi.

Con l’avvento dei calcidesi si diffuse la religione e il culto greco. Demetra era la dea protettrice del raccolto e simboleggiava la terra fertile dei greci. Al culto di Demetra si univa quello di Kara, sua figlia. Adrano era il dio del fuoco e della guerra. A guardia del Tempio di Odra alle pendici dell’Etna stavano mille cani cirnechi che erano tanto intelligenti da distinguere i rei e gli spergiuri dalle persone oneste e sincere; i primi evidentemente venivano sbranati.

Altre divinità sicule erano: la dea Hyblaia, che aveva un tempio presso Paternò ed era la dea della fecondazione e della fertilità.

Oltre a Demetra le altre divinità di origine greca erano: Zeus etneo, Efesto, Atena Longonia, Apollo, Artemide, Afrodite.

Di origine egiziana è il culto di Iside la quale fu tanto sentito che esistono ancora monumenti egizi, come l’obelisco nella piazza del duomo, sul dorso dell’elefante,  l’altro obelisco più piccolo si trova nel cortile di palazzo Biscari.

 

Catania nei secoli

 

Catania cristiana

 

I terremoti e le frequenti colate laviche dell’Etna hanno eliminato o in parte occultato ogni documento di cultura e di vita religiosa del passato. Il terreno lavico in oltre impedì ai cristiani perseguitati di lasciarci catacombe, perché l’escavazione del terreno era difficilissima. La tradizione vuole che il primo vescovo di Catania sia stato Berillo, inviato direttamente a Catania da Antiochia dall’apostolo Pietro.

In quel periodo a Catania affluirono molti schiavi, che venivano portati dai romani per lavorare i campi di grano. Proprio gli schiavi trovarono nel cristianesimo e nella fede l’annunzio di una concreta liberazione dei poveri nell’onore del prossimo. Presto a Catania, i cristiani cominciarono a godere di un certo prestigio e tennero i rapporti con le autorità locali. La chiesa ebbe così i suoi edifici. Il progresso della chiesa cristiana diventò un pericolo per Roma che cominciò ad attuare repressi e ad emanare editti contro i cristiani. Delle prime sei persecuzioni precedenti a quelle di Decio a Catania non esiste alcun documento. Solo nel 249 la storia catanese comincia a registrare pagine di eroismo cristiano. Per Decio i cristiani erano elementi pericolosi, perché non riconoscevano la divinità dell’imperatore. Per manifestare la loro fedeltà all’imperatore i cristiani dovevano partecipare al rito di fedeltà e bruciare l’incenso per ottenere ed esibire il “Libelum” cioè il certificato di avvenuta sottomissione e di fede verso l’imperatore. Coloro che non partecipavano subivano il martirio. S. Agata, probabilmente, non sarà stata la prima a Catania, in ordine di tempo, a testimoniare Cristo con il martirio, ma senza dubbio è la prima ad essere rimasta nel cuore di tutti i catanesi. Dopo la morte di Decio, la chiesa ebbe momenti di respiro, finché sotto l’imperatore Gallo, la peste non colpì l’impero. L’imperatore ordinò che si facessero sacrifici propiziatori agli dei, ma i cristiani si rifiutarono. Iniziò così una nuova persecuzione contro i cristiani. Era allora in Sicilia governatore Tertullo che partì da Lentini e con un manipolo di soldati giunse a Catania e fece eseguire la condanna a morte di cristiani catanesi.

Sotto l’impero di Gallieno, che pose fine alle persecuzioni, era vescovo a Catania Everio. Questi, approfittando della tolleranza dell’imperatore verso i cristiani, fece costruire un tempio nel luogo dove c’era il sepolcro della martire Agata, cioè presso l’attuale chiesa di San Gaetano alle grotte. Tre anni dopo, consacrò il luogo dove S. Agata aveva subito il martirio, facendo erigere una cripta molto vasta, corrispondente al luogo dove oggi c’è la chiesa di S. Agata alla Vetere. Nel 284 prese il potere Diocleziano e durante la sua prima parte dell’impero, la chiesa visse tranquilla, l’imperatore stimo e apprezzo i cristiani (la moglie, l’imperatrice prisca e la figlia Valeria erano cristiane) e li lasciò liberi di esternare le loro idee. Gli ecclesiastici in quel periodo furono trattati con molto rispetto. Diocleziano invecchiava; il suo governo si indeboliva. In seno alla comunità cristiana si erano verificati abusi e vizzi: non pochi cristiani divennero corrotti. Per ben due volte alcuni sconsiderati appiccarono il fuoco al palazzo imperiale; conseguentemente Diocleziano, incolpando dell’accaduto i cristiani, li perseguitò. La persecuzione operata da Diocleziano passò alla storia come una delle più sanguinose che il cristianesimo possa avere subito. In quel periodo a Catania fu martirizzato S. Euplio, che era un diacono, cui la gerarchia ecclesiastica di Roma aveva concesso il mandato di spiegare ai catanesi le sacre scritture.

 

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I luoghi del culto agatino

 

Fra i luoghi del culto agatino oltre alla Cattedrale ricordiamo la chiesa di S. Agata alla Vetere, la prima chiesa sorta nel mondo dedicata a S. Agata, si trova in via S. Maddalena di fronte a via Plebiscito. Nei pressi della chiesa di S. Agata alla Vetere, scendendo verso piazza Stesicoro per via Cappuccini, sugli antichi bastioni della cinta muraria, c’è la chiesa di S. Agata al Carcere, che incorpora i resti del carcere romano dove secondo la tradizione è stata rinchiusa la santa. Scendendo ancora su piazza Stesicoro si trova la chiesa di S. Biagio o di S. Agata alla Fornace. Qui secondo la tradizione, S. Agata fu posta sui carboni accesi. La fornace agatina si può vedere dietro un altare nella cappella a destra, inoltre in via Museo Biscari, in uno scantinato ci sono i resti di una casa romana creduta quella natale di S. Agata, che vi avrebbe visto la luce l’otto settembre del 238 come dice un’epigrafe ivi apposta. Un altro luogo del culto agatino è la chiesa di S. Agata alle Sciare, in via Vittorio Emanuele presso piazza Machiavelli. A S. Agata è in oltre dedicata una fontana che si trova in via Dusmet, lungo le antiche mura cittadine nei pressi di porta Uzeta, essa fu eretta per ricordare che da quel punto era partito il corpo di S. Agata, quando fu trasportato a Costantinopoli dal generale Giorgio Manice. Nel paese di Nicolosi è visibile la cappella di S. Agata sorta nel posto il cardinale Dusmet, allora vescovo di Catania, portò il velo di S. Agata e miracolosamente la lava si fermò.

 

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Uomini illustri catanesi: Vincenzo Bellini

 

Vincenzo Bellini nacque a Catania nel 1801e morì a Parigi nel 1834. Giovanissimo a cinque anni cominciò a studiare musica. A sette anni cominciò a comporre musica sacra. Frequentò poi il conservatorio di Napoli e lì compose varie opere fra cui una per il compleanno del principe ereditario Ferdinando di Borboni. Successivamente partì per Milano dove scrisse “Il Pirata”  che ebbe tale successo che il suo nome si diffuse in Italia e all’estero.

Nel 1829 fu rappresentata “La Straniera”, invece a Venezia nel 1830 “I Capuleti e i Montecchi”. Suo primo vero capolavoro fu però “La Sonnambula” seguito dopo “La Norma”.

Trasferito poi a Parigi frequentò poi i salotti mondani e letterali della capitale, incontrando uomini famosi come Chopin, Lizzi, Dumas.

Li scrisse la sua ultima composizione i “puritani”, che è l’opera più curata dal punto di vista strumentale. L’opera ebbe un successo enorme, ma egli non poté godere allungo del trionfo, perché le sue condizioni di salute, già precarie, peggioravano e morì di circostanze poco chiare.

A Vincenzo Bellini il “cigno catanese” la sua città natale e i suoi concittadini hanno dedicato il teatro che si trova in piazza Teatro Massimo. Fu inaugurato nel 1890 con la rappresentazione della Norma. Fu costruito dall’architetto Carlo Sada. Nel fayer c’è una bella statua di Vincenzo Bellini dovuta allo scultore Salvo Giordano.

La sala è magnifica ed ha una acustica perfetta. Un famoso tenore l’ha definita “la sala più bella del mondo”.

Il soffitto rappresenta l’apoteosi del Bellini.

In piazza Stesicoro c’è un monumento dedicato a Vicenzo Bellini. In cima c’è una statua del cigno catanese, ai lati un po’ più in basso, ci sono quattro statue che rappresentano le principali opere di Vincenzo Bellini: Norma, Sonnambula, Pirata, Puritani. La casa di Vincenzo Bellini è stata trasformata in un museo e si trova in piazza S. Francesco. Un medaglione marmoreo riproduce il volto del musicista. I suoi resti furono portati a Catania e seppelliti nella Cattedrale nel 1876. sulla sua tomba è scolpita la frase musicale: “Ahi, non credea mirarti, si presto estinto o fiore”. Inoltre a Vincenzo Bellini è stato dedicato il giardino più bello della nostra città.

 

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Catania ricostruita

 

L’undici gennaio 1693, un violento terremoto distrusse la città e tolse la vita a più di diecimila catanesi, dei circa quarantamila che erano in quell’epoca. Crollarono le chiese, i monasteri, i palazzi, le cupole e le casupole della povera gente. Superato lo sgomento i cittadini si misero all’opera con incredibile tenacia per far ricrescere Catania.

Nella sventura i catanesi ebbero la fortuna di incontrare uomini onesti, che, grazie alla loro opera, potevano ricostruire la città di sana pinta, così che tornasse a vivere e a sperare nell’avvenire. Ecco i nomi dei volontari ricostruttori della città: Giovan  Battista Vaccarini, Giuseppe Lanza, il duca di Camastra, il vescovo Giuseppe Viaggio e il suo vicario Giuseppe Cilestri, Alonzo di Benedetto, Franco Battaglia, Giuseppe palazzotto, Stefano Ittar tutti architetti insigni; il principe Ignazio Biscari e il barone di Recolcaccia, pubblici amministratori e mecenati generosi; Pietro Facciabianca, Giovanni Nicoloso, Gian Battista Longobardo, gli Amato i D’Amico i favetta, esperti infaticabili capi mastri e altri ancora.

Il duca di Camastra diede un nuovo assetto viario alla città. Degli edifici prospicienti su piazza Duomo prima del terremoto, solo la Cattedrale conservò il suo primitivo posto. Il palazzo degli Elefanti sorse nel posto ottimale essendo stato distrutto il vecchio palazzo della Loggia. L’artefice principale della costruzione del palazzo degli Elefanti fu l’abate architetto Giovan Battista Vaccarini palermitano di nascita ma catanese di adozione.

Il palazzo degli Elefanti, cioè il municipio, si chiama così perché dei piccoli elefanti sono scolpiti sui timpani delle finestre. Nel 1944 un gruppo di sconsiderati lo diede alle fiamme. Questo nefasto evento è rievocato da una lapide all’interno dell’edificio.

 

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La Cattedrale

 

La chiesa fu fondata nel 1091 dal conte Ruggero, il normanno.

Della primitiva fabbrica resta ben poco, soltanto le absidi; il resto è stato rifatto più volte, essendo stata la chiesa distrutta da incendi e terremoti.

La cupola fu realizzata agl’inizi del dell’800 dall’architetto Battaglia Santangelo; la torre campanaria fu costruita nel 1856 dall’architetto Sciuto Patti. La balaustra, in marmo di Carrara ospita le statue di santi beati e vescovi catanesi. Al centro della villetta è la rappresentazione allegorica della fede.

 La campana più grossa porta il nome di S. Agata. Essa fu fusa nel 1614, cadde nel 1693e quindi fu recuperata e calata al suo posto. È alta due metri e venti centimetri e pesa 7616 chili. In cima alla navata di desta è la cappella di S. Agata, recintata da una bronzea cancellata.

 

 

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I monumenti
 

 

 

 

 

 


Topografia di Catania

Catania romana

Foro romano

Teatro romano

Odeon

Anfiteatro romano

La naumachia

L’ippodromo

 

 

 

Topografia di Catania antica

 

Le varie colate laviche hanno quasi interamente coperto il vecchio abito greco e quel che rimase, fu utilizzato dai romani come traccia costruttiva per i loro edifici.

Per quanto riguarda la Catania romana si può dire che i ritrovamenti sono parecchi e sufficienti a tracciare per grandi linee la fisionomia della “civitas”.

Purtroppo bisogna osservare con tristezza che oltre al tempo, la lava, il vandalismo delle varie dominazioni, la indifferenza degli organi competenti e dei cittadini dei nostri giorni, hanno contribuito negativamente sullo stato di conservazione dei pregevoli monumenti.

Le più antiche tracce di Catania greca sono venute alla luce sulla collina dei benedettini (piazza Dante). In questa zona si suppone sia stata l’acropoli della città.

Ai tempi di Gerone di Siracusa la città era divisa in quattro rioni: Dimeterea (quartiere dei Benedettini) dove era ubicato un tempio di Demetra; Luna (nei pressi della Collegiata) dove era il “forum lunare”; Civitas (quartiere delle persone nobili e ricche) si estendeva lungo il mare; Etnapolis cioè la parte nuova fatta costruire da Gerone verso nord.

I numerosissimi templi dedicati al culto degli dei pagani occupavano il posto che oggi è occupato dalle chiese cattoliche.

La città greca si sviluppava principalmente sulla altura (piazza Dante) al centro della quale era l’acropoli; a settentrione si estendeva fino all’odierna piazza Stesicoro, a sud sino all’attuale via Garibaldi a oriente fino al punto in cui oggi è la via Etnea.

Lungo il versante orientale scorrevano due fiumi: l’Amenano, di cui è rimasta traccia nella fontana “dell’Acqua a linzolu” e il Lòngane, di cui è rimasta traccia nella fontana-lavatoio di piazza Bonodies (Cibali) e nelle numerosissime polle d’acqua che affiorano lungo la costa ogninese.

Catania greca si estendeva per quindici miglia, la parte costiera andava da Mascali

Fino al Simeto e lo spazio aperto arrivava fino alla cima dell’Etna.

 

 

I monumenti

 

Catania Romana

 

Il perimetro delle mura di Catania romana partiva dall’odierna piazza Duomo, saliva includendo l’area in cui oggi sorge la chiesa di S. Agata fino a piazza Stesicoro; comprendeva l’anfiteatro, poi deviava a nord-ovest verso via Plebiscito, le mura giravano in direzione del mare, piegavano a sud includendo l’area in cui è il monastero dei benedettini piazza Dante che occupava la zona dell’acropoli. Catania romana si estendeva per cinquemila e quattrocento metri, una volta e mazzo Pompei. I ruderi monumentali testimoniano che la città dovette essere splendida e magnifica, ricca di terme e di luoghi di divertimento; le terme, in particolare, testimoniavano il lusso e l’agiatezza di costumi. Le più importanti erano le terme Achillee o Achilleane sorgevano e sono ancora visibili sotto il pavimento di piazza Duomo.

Le terme dell’Indirizzo sono ancora visibili in piazza Currò e via Auteri (pescheria).

Le terme della Rotonda si trovano tra la via della Rotonda e tra via Galatola (alle spalle di via Tetro Greco).

Le terme dei Quattro canti all’incontro di via Etnea con via San Giuliano.

Le terme di piazza Dante sono troppo mal ridotte.

Importante era l’acquedotto romano che portava l’acqua da S. Maria di Licodia fino a Catania (piazza Dante) nei locali dove oggi sorge la chiesa di S. Nicolò l’Arena (convento dei benedettini), dopo aver superato Valcorrente, Misterbiaco e Monte Po. Un tratto del vecchio acquedotto si trova in condizioni di deplorevole abbandono, in contrada Scalilli, vicino Paternò.

 

I monumenti

 

Foro romano

 

Il foro romano è stato individuato nel cortile di S. Pantaleone tra via Vittorio Emanuele e via Garibaldi. Aveva la forma di un parallelogrammo, in mezzo una piazza spaziosa circondata da un portico sostenuto da numerose colonne.

 

I monumenti

 

Teatro romano

 

Nell’area compresa tra via Crociferi, piazza S. Francesco, via V. Emanuele, via Tineo e via Teatro greco, sorge, il teatro romano, anche se avanzi più antichi fanno presupporre l’esistenza nello stesso di un opera greca. Le colonne e il rivestimento marmoreo furono adoperati dal conte Ruggero, quando fece costruire la Cattedrale. Un’altra colonna sta nel cortile di palazzo Biscari e un’altra ancora sorregge la statua di S. Agata in piazza dei Martiri.

 

I monumenti

 

Odeon

 

L’odeon è un teatro coperto attaccato al teatro romano, era ed è ancora semicircolare.    

Era il doppio di quello ateniese e conteneva un numero triplo di spettatori rispetto a quello di Atene. Era adibito a spettacoli musicali e canori.

 

I monumenti

 

Anfiteatro romano

 

L’anfiteatro romano si trova in quella area che oggi è delimitata dalla via Penninello e dal palazzo Tezzano (piazza Stesicoro) per quanto riguarda la lunghezza dell’asse minore dell’ellisse; dalla chiesa di S. Biagio alla via Etnea per quanto riguarda la lunghezza dell’asse maggiore dell’ellisse. La forma dell’anfiteatro è infatti ellittica. Esso risale al II secolo d.C.; è appena più piccolo del Colosseo ed assai più grandedi quello di Verona e di Siracusa.

 

I monumenti

 

La naumachia

 

Nei pressi del castello Ursino vicino la Chiesa di S. Giuseppe vi era un lago artificiale su cui si svolgevano giochi nautici e battaglie navali detto naumachia. Il lago largo centoventuno metri e lungo centosettantadue era incavato nell’argilla e tutto intorno era circondato da numerosi alberi di ginepro e pioppo.

 

I monumenti

 

L’ippodromo

 

Attaccato alla naumachia vi era l’ippodromo un superbo edificio decorato con statue di marmo, bagnato da due ordini di canali, nei due fianchi laterali esterni vi erano botteghe e uffici; al centro vi era una “spina” che finiva con due “mete” (costituita da due obelischi). Una delle mete è l’obelisco posto sull’elefante di piazza Duomo.

 

I monumenti

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Pubblicato in data 7 maggio 2001.